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Musica Classica e opera di Classissima

Daniele Gatti

mercoledì 24 agosto 2016


Wanderer's Blog

28 aprile

Concerto diretto da Marc Albrecht a S. Cecilia su Rai 5

WandererMarc Albrecht ha sostituito Daniele Gatti, indisposto, a Roma e ha portato a termine il ciclo delle Sinfonie di Schumann. Marc Albrecht dirige Schumann a Roma © Musacchio & Ianniello In programma la Seconda e la Quarta Sinfonia di Schumann e il Canto del Destino di Brahms. L’Orchestra e il Coro di Santa Cecilia nel Canto del Destino di Brahms © Musacchio e Ianniello Una recensione del concerto: http://www.giornaledellamusica.it/rol/?id=5191 Applausi a Direttore e Orchestra © Musacchio & Ianniello Stasera alle 21:15 su Rai 5

Musica classica - Liquida

13 luglio

Udito del gatto e passione per la musica classica

Vi ricordate Romeo, lo scatenato aristogatto appassionato di jazz? Bhè non è un caso che la Disney abbia immaginato proprio un felino nei panni di un intenditore di musica, pare infatti che l’orecchio dei gatti sia particolarmente sensibile ai suoni e alle melodie. Perché i gatti amano la musica classica? Chi ha esperienza di convivenza […]






Wanderer's Blog

16 gennaio

DON CARLO di Verdi (Milano,2008) su Rai 5

Domani, 17 gennaio 2016, su Rai 5 andrà in onda Don Carlo di Giuseppe Verdi nell’edizione che inaugurò la Stagione 2008/09 del Teatro alla Scala. Dirige Daniele Gatti, la regia è di Stéphane Braunschweig. Locandina dello spettacolo Erano i tempi in cui la Rai non trasmetteva in diretta la serata inaugurale della Scala per cui bisognava ricorrere a Sky o ad Arte TV: questo Don Carlo dovette attendere Rai 5 e fu trasmesso nientemeno che nel 2011. A suo tempo fece notizia la sostituzione del tenore Filianoti con Stuart Neill, con strascico di polemiche: http://www.ilgiornale.it/news/scala-don-carlo-8-minuti-applausi-fischi-e-polemiche.html Stuart Neill ©M.Brescia A questa edizione dedicai uno dei primi post nel blog nato da poco: https://musicofilia.wordpress.com/2008/12/09/don-carlo-inaugura-la-stagione-alla-scala/ Stuart Neill e Fiorenza Cedolins ©M.Brescia Una recensione della serata inaugurale: http://www.operaclick.com/recensioni/teatrale/milano-teatro-alla-scala-don-carlo Ferruccio Furlanetto © M.Brescia Riporto anche la recensione di Giorgio Pestelli su La Stampa: La Spagna, come cornice nel Don Carlo di Verdi, di solito viene rappresentata o abbagliante o tenebrosa; ma la nuova produzione con cui la Scala ha inaugurato ieri la stagione 2008-09, direttore Daniele Gatti, regìa e scene di Stéphane Braunschweig, ignora l’alternativa, anzi si può dire ignori anche la Spagna, per dedicarsi a una scenografia essenziale, di poche linee geometriche, e al rigoroso gioco a scacchiera di colori bianchi e neri; una concessione paesaggistica, con ariose vedute di boschi, evoca la foresta di Fontainebleau dove si è svolto l’antefatto; meno necessaria l’idea di far circolare per la scena dei bambini come immagini dell’infanzia dei protagonisti, ispirandosi, secondo quanto si legge sul programma, a un passo di Schiller; ma allo spettatore la trovata sembra un’inutile stravaganza, anche perché i frugoletti non si limitano ad apparire (bellissima in sè l’entrata di Filippo seguito da una Elisabetta bimba), ma entrano anche nell’azione, ad esempio nella scena dell’autodafé, in modi che contrastano con il realismo sempre univoco di Verdi. Tuttavia, a parte questi impacci, che si potrebbero rimuovere mandando a letto i bambini, la regìa di Braunschweig non solo ha salvaguardato la scabra serietà di fondo dell’opera, ma ha lavorato con fine intuito sui cantanti dando rilievo ai loro drammi famigliari: è felicissima l’immagine di Filippo che, dopo averla insultata, tiene fra le sue braccia Elisabetta, come se sapesse che è lui ad avere più bisogno di lei. Ma ancora più ricca di spunti nuovi è la direzione musicale di Daniele Gatti; non che manchi la massa sonora e lo scatto, basta sentire la partenza bruciante del quadro dell’autodafé, o il respiro risorgimentale del tema dell’amicizia; ma è un fatto che le nostre orecchie sono continuamente indirizzate a cogliere finezze e velature di armonia, di ritmo, di fraseggio, il tutto realizzato splendidamente dall’orchestra scaligera in gran vena. Alcuni punti sono esemplari: nel meraviglioso Preludio al terzo quadro (peccato non aver tenuto il sipario chiuso per tutta la sua durata!), nell’introduzione al monologo di Filippo i timbri puri e gli impasti assumono un colore schiettamente mitteleuropeo, un sentore di Brahms e di Mahler portati spontaneamente ad affiorare nella grandiosa unità ritmica della scena dell’autodafè. Ma ancora un particolare fra tanti: quando il re Filippo canta «nel posar sul mio capo la corona» la qualità spoglia, fredda, dell’accordo sottostante dei fiati basta a svelarne la funebre tragicità sotto la pompa esteriore; anche nelle parti meno alte, i contorni mondani e dialoghi salottieri, sempre accurate sottolineature di accenti espressivi: attenzioni forse superflue in un’altra opera, non nel Don Carlo, testo principe di un Verdi «europeo». Questa presenza sinfonica di primo piano è anche dovuta al fatto che la compagnia vocale, in generale, non è di quelle irresistibili; certo, Ferruccio Furlanetto si muove come un pesce nell’acqua nella parte di Filippo: scolpito e autorevole nei confronti «politici» con Rodrigo e con il Grande Inquisitore, in Ella giammai m’amò si rende intelligibile senza mai staccarsi dalla mezza voce; diventa credibile il suo amore per la giovane regina, un sentimento, di solito trascurato, che aggiunge intima tristezza alla complessità shakespeariana del personaggio. Il Carlo di Stuart Neill non è aiutato dal fisico ma ha timbro squillante e voce sicura. Lascia un po’ a desiderare nei tratti indecisi, introversi del personaggio. L’Inquisitore Anatolis Kotscherga è nella parte. Il frate-Carlo V Diogenes Randes ha una voce tonante come occorre. Fiorenza Cedolins come Elisabetta ha voce pulita e duttile, capace di seguire le pieghe più segrete della melodia in tutti i momenti in cui ricorda il passato felice; ma per i gesti tragici le manca ancora qualche grado di volume e di intensità drammatica. Dolora Zajicki è una Eboli un po’ stanca, la sua voce va e viene, non ha un arco continuo ma nell’aria del rimorso ha tirato fuori le unghie; il Rodrigo di Dalibor Jenis è un po’ diseguale nei registri e ha una voce poco chiara che deve ancora maturare. Cori bene istruiti da Bruno Casoni e bravi i sei deputati fiamminghi tenuti da Gatti in una timida penombra, presaga della grandine che sta per scaricarsi sul loro capo. Non necessaria, ma interessante, la ripresa dalla prima versione del compianto sul cadavere di Rodrigo, col tema che poi Verdi trasporterà nel Requiem. Alla fine sette minuti di applausi misti a dissensi molto pronunciati per il regista, meno per il direttore. Qualche fischio isolato per la primadonna e il grande Inquisitore. © La Stampa/G.Pestelli Dolora Zajick ©M.Brescia

Musica Classica e opera di Classissima



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